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Progetti conclusi

"Promozione  di ricerche pedagogiche nella università di Minsk mirata al supporto di programmi innovativi in campo educativo e psicologico per migliorare, alzare le competenze degli operatori di assistenza"

In Bielorussia per molti anni sono persistiti modelli culturali legati alla visione educativa e riabilitativa della difettologia che non favorivano processi d’integrazione di bambini disabili.

Ma dal maggio del 2001 si è potuto osservare qualche segnale di cambiamento. Si è infatti tenuto a Minsk un convegno nazionale dei difettologi e tra i contributi presentati al convegno ve ne erano alcuni che riguardavano la pedagogia speciale, che compariva proprio con questa denominazione e con relazioni riguardanti interventi di suoi esperti a favore di alunni delle scuole comuni presentanti bisogni educativi speciali.

Nel settembre 2000 il progetto dal titolo “Promozione  di ricerche pedagogiche nella università di Minsk mirata al supporto di programmi innovativi in campo educativo e psicologico per migliorare, alzare le competenze degli operatori di assistenza” coordinato da EducAid ha preso avvio con la costituzione presso il Dipartimento di Scienze dell'Educazione dell'Università di Bologna del comitato scientifico del progetto.

L’obiettivo del progetto risiede nel portare un contributo alla cultura della de-istituzionalizzazione e dell’integrazione dei diversamente abili in Bielorussia, nazione nella quale solo da pochissimi anni sono state promulgate alcune leggi a favore dell’integrazione nelle scuole comuni di alunni con bisogni educativi speciali.

Purtroppo queste leggi ancora oggi incontrano notevoli difficoltà di applicazione, a causa sia del tipo di formazione dei docenti sia dell’atteggiamento delle famiglie degli handicappati. Queste, infatti, in molti casi, ritengono preferibile affidare i loro figli disabili a istituzioni speciali (con esperienze consolidate) piuttosto che alle scuole comuni, per timore delle difficoltà che la frequenza in queste ultime (nelle quali mancano spesso specifiche competenze e risorse) può riservare loro.

Un ulteriore impedimento, poi, ai processi d’integrazione è dato dalla settorializzazione della formazione dei professionisti che si occupano di soggetti in situazione di handicap, dalla difficoltà a rivedere diagnosi espresse in un certo contesto e in un certo momento da determinati specialisti e dalla difficoltà dei vari professionisti ad operare in équipe.

Alla de-istituzionalizzazione si oppone inoltre, più o meno esplicitamente, la molteplicità di istituzioni speciali, tuttora esistenti in tutto il territorio bielorusso (orfanotrofi, scuole speciali, istituti speciali per le varie disabilità), che mettono in atto resistenze verso quei cambiamenti che ritengono atti ad emarginarle, a togliere loro potere e servizi, a ridurle numericamente.

Per portare un contributo al superamento di questi ostacoli, il gruppo di lavoro si è proposto di sostenere le istituzioni universitarie di Minsk:

  • nella conoscenza delle esperienze d’integrazione sociale realizzate in Italia e nella discussione circa la loro trasferibilità in contesti culturali e sociali diversi;

  •  nell’organizzazione di modelli di formazione innovativa,  sia di professionisti impegnati in attività a favore di soggetti in situazione di handicap (psicologi, pedagogisti speciali, difettologi, insegnanti), sia di studenti universitari.

Il gruppo ha inoltre convenuto di approfondire le tematiche riguardanti:

  • l’integrazione dei disabili;

  • la riduzione degli svantaggi, permanenti o temporanei, che i soggetti in situazione di handicap affrontano;

  • le strategie per migliorare la partecipazione sociale di soggetti che presentano deficit, a tutte le età e in tutti i contesti.

Infine è stato promosso uno scambio scientifico/tecnico tra Italia e Bielorussia tramite l'organizzazione di visite studio nei due Paesi programmando cinque missioni, di una settimana circa ciascuna: tre missioni sono state realizzate in Bielorussia e una in Italia.

Ai membri del gruppo di lavoro è stata ben presente l’importanza della necessità di proporre modelli educativi aperti all’accettazione sociale del diverso, pensato come un soggetto che tanto più avrà occasioni di partecipare e di condividere esperienze in un gruppo di normodotati, tanto più sarà in grado di sviluppare le proprie potenzialità, di diventare autonomo e, fatto adulto, di partecipare, a pieno titolo, alla vita sociale.

 

 

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